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OGM LEGALI


LETTURE

Articolo del 4 marzo 2010

Pare che tocchi alla patata fare da apripista alle nuove colture ogm in Europa. Prima di lei, solo una specie di mais, il cosiddetto 810 prodotto dalla Monsanto, era riuscito ad ottenere il via libera nel 1998. Poi, un embargo durato 12 anni aveva impedito l'introduzione di nuove coltivazioni. Fino a due giorni fa.
Il 2 marzo infatti la Commissione per la sicurezza alimentare UE ha ufficialmente autorizzato la coltivazione della patata geneticamente modificata "Amflora", mettendo fine al precedente divieto. Sarà dunque il tubero che dall'America Latina giunse clandestino in Europa secoli addietro a fare da grimaldello ad una nuova invasione vegetale, ben più pericolosa e micidiale. Lo accompagnano tre nuove varietà di mais Ogm, approvate nella medesima occasione. E dietro è lunga la fila di sementa pronte a seguire il sentiero battuto.
Al momento però è proprio la patata a destare le maggiori preoccupazioni; vediamo come mai.

L'Amflora, come tutte le patate, è molto ricca di amido. L'amido delle normali patate è composto da due diverse sostanze: l'amilopectina e l'amilosio. Di queste, la prima è molto usata dall'industria per produrre carta e collanti mentre la seconda non trova applicazioni industriali; separarle però non è affatto semplice e piuttosto costoso.
Ecco dunque che gli scienziati della Basf, la maxi-compagnia chimica tedesca produttrice del tubero, hanno pensato di creare in laboratorio una patata che contenesse solo amilopectina. Come ci sono riusciti? Semplicemente inibendo il gene responsabile della produzione di amilosio con un enzima marcatore, l'nptII. E qui viene la parte peggiore. Lo stesso enzima infatti oltre a bloccare la produzione di amilosio, conferisce una particolare resistenza alla kanamicina e alla neomicina, due antibiotici. La kanamicina, in particolare, viene impiegata come farmaco di seconda linea nel trattamento delle infezioni da tubercolosi multi-farmacoresistente, di cui si registra a livello mondiale un numero crescente di casi.
Proprio per il rischio che un enzima del genere rappresenta per la salute dell'uomo, l'Unione Europea aveva varato nel 2001 una direttiva che proibiva espressamente l’autorizzazione agli Ogm contenenti geni di resistenza ad antibiotici importanti per la salute umana.
Adesso la nuova decisione viola completamente il vecchio provvedimento. Per giustificare questo ripensamento, dall'Efsa, l'Autorità europea per la sicurezza alimentare responsabile della decisione, fanno sapere che l'ambito applicativo del tubero ogm sarà circoscritto al settore industriale e alla produzione di mangime per animali.
In altre parole, l'Amflora non si mangia. La mangeranno però gli animali, col rischio che i batteri presenti nel loro apparato digerente sviluppino a loro volta la resistenza agli antibiotici, e diano quindi origine a virus che ne sono immuni.
Il fatto che la patata non sia destinata al settore alimentare non è una garanzia per la salute dell'uomo anche per altri motivi. È noto infatti che le colture geneticamente modificate sono particolarmente aggressive verso le coltivazioni tradizionali, anche se si trovano a distanza di chilometri. Le prime infatti finiscono spesso per inquinare ogni altra piantagione che si trovi nei dintorni, attraverso l’aria, i pollini, gli insetti, il suolo.

Una recente indagine di due microbiologi dell’ambiente dell'Università di Berkeley, Ignacio Chapela e David Quist, ha rilevato la presenza di geni modificati all'interno di una coltivazione di mais in Messico, a più di 100 chilometri di distanza dalla più vicina coltura ogm autorizzata. Il mais infetto apparteneva ad una specie antichissima, detta criollo, protetta tutt'intorno da coltivazioni cuscinetto che dovevano servire proprio ad impedire qualsiasi tipo di contaminazione. Ciononostante le sementa ogm sono riuscite a superare tutte le barriere e penetrare al suo interno.

È evidente che far coesistere le sementa Ogm con quelle tradizionali è quantomeno un rischio. Non confortano troppo le rassicurazioni sulla innocuità per la salute umana degli Ogm resistenti agli antibiotici provenienti da GMO e BIOHAZ, due unità della commissione Europea che si occupano di organismi geneticamente modificati e che in passato non avevano esitato a rigettare le conclusioni di una ricerca seria riguardante la tossicità delle varietà dei mais MON810, MON863 e NK603 della Monsanto.
Fa specie, inoltre, che decisioni così importanti per la salute dei cittadini e per la sopravvivenza della biodiversità – non fa mai male ricordare che il 2010 è l'anno internazionale della biodiversità – siano prese passando sopra la volontà non solo dei cittadini ma persino dei singoli stati. Ma il Trattato di Lisbona conferisce all’esecutivo comunitario il potere di assumere da solo la decisione sull’autorizzazione.
Unica possibilità lasciata ai Paesi membri contrari alla coltivazione della patata transgenica o di un altro qualsiasi ogm sarà quella di fare appello alla “clausola di salvaguardia” per impedire la coltivazione all’interno del territorio nazionale. Non è granché, vista la facilità con cui gli Ogm si propagano, ma è pur meglio di niente. Di tale strumento si sono già serviti Francia, Germania, Austria, Lussemburgo, Ungheria e Grecia.
E l'Italia? Beh, per una volta il nostro paese, spesso pecora nera d'Europa – si pensi alla mancata applicazione dei decreti di limitazione in tema di caccia, pesca, edilizia – si è affrettato a seguire le disposizioni di Bruxelles approntando con discreto anticipo un protocollo d'intesa fra stato e regioni per l'introduzione delle coltivazioni Ogm. Il decreto, lo rivela La Stampa, è stato approvato il 28 gennaio scorso, nel più totale silenzio.
Pare insomma che dovremo rassegnarci all'invasione. Sono avvertite le patate di Colfiorito, ottime per gli gnocchi, o le patate rosse siliane, prelibatezza calabrese. E al pari loro tutte le eccellenze alimentari italiane, che sempre più numerose si troveranno a dover affrontare l'arrembaggio delle nuove sementa modificate.






Fonte
www.terranauta.it

 
 
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